Illuminazione biologica

La proposta del laboratorio di ricerca e sviluppo Philips Design per illuminare in maniera sostenibile gli spazi di casa. Servendosi di batteri naturali, per un’illuminazione al 100% biologica.

Un progetto che ha dell’avveneristico. Un concept studiato nel pieno rispetto delle dinamiche eco-friendly, sempre alla ricerca di fonti energetiche alternative. Questa volta, però, il progetto sfocia quasi nel “fantascientifico”, perlomeno dal punto di vista della ricerca, che molto spesso viene confusa con operazioni di marketing fine a se stesso.

L’operazione che Philips sta sviluppando, grazie a un reparto ricerca e sviluppo (nel campo del design) tra i più floridi che si conoscano, è certamente generata da motivi meramente pubblicitari. Ma questo non ha compromesso lo spirito di innovazione e di ricerca che contraddistingue Philips Design e che negli ultimi anni ha portato allo sviluppo di numerose tecnologie e soluzioni all’avanguardia.

La Bio-Light è parte integrante del progetto “Microbial Home” (premiato nel 2011 all’interno del reddot design luminary award); un ecosistema domesticoche ricerca e studia soluzioni progettuali non-convenzionali per risolvere le problematiche legate a: energia, pulizia, conservazione degli alimenti, illuminazione e smaltimento dei rifiuti umani.

È un dispositivo per l’illuminazione ambientale che utilizza la bioluminescenza; un processo completamente naturale per cui degli esseri viventi (tra le quali le comuni Lucciole) sono in grado di emettere luce propria. Il fenomeno sfrutta delle reazioni molecolari in grado di trasformare l’energia chimica in energia luminosa.
Una serie di recipienti in vetro di diverse dimensioni e assemblati a formare una “struttura chimica”, contengono colture batteriologiche in grado di emettere luce se costantemente mantenuti in un ambiente saturo di metano. Per la produzione di questa miscela di gas, i recipienti sono collegati con tubi in silicone ad una cassetta di compostaggio di rifiuti organici domestici, creando quindi un sistema chiuso ed efficiente.

Sono allo studio delle nuove versioni di Bio-Light, che contengono proteine fluorescenti, utili per creare luci di diversa frequenza.
Quello domestico non è il solo utilizzo a cui è stata destinata la lampada biologica Philips. Tra le tante ipotesi che i ricercatori hanno indicato, sicuramente le più attuabili in tempi brevi sono:
segnaletica orizzontale notturna – le piante a bioluminescenza potrebbero segnalare il ciglio della strada e la separazione tra le corsie.

  • segnaletica orizzontale su scale, rampe o altro
  • indicazioni luminose in ambienti con scarsa illuminazione – all’interno di sale cinematografiche, teatri o musei, la bioluminescenza potrebbe garantire una corretta visione delle indicazioni, senza creare disturbo
  • diagnostica, comfort e salute – grazie all’utilizzo di alimentazione a gas metano, i micro-organismi che garantiscono la bioluminescenza potrebbero essere utilizzati come rilevatori naturali di inquinamento all’interno degli ambienti. O ancora monitorare lo stato di malattie come il diabete, nei singoli pazienti, con l’utilizzo di biosensori bioluminescenti

Fonte: Living24.it

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Matteo Gentilini

Responsabile Marketing e Comunicazione della Saros srl dal gennaio 2012. Appassionato di vela, viaggi, fotografia. marketing@IoRisparmioEnergia.com

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