Fotovoltaico sul tetto: come scegliere l’impianto giusto

Installare un impianto fotovoltaico sul tetto di casa, grazie alle detrazioni fiscali e al calo dei prezzi, resta una buona idea anche dal punto di vista economico. Ma nell’era del post-conto energia l’impianto fotovoltaico va sempre realizzato in base ai consumi dell’utente. Alcuni semplici consigli per scegliere l’impianto giusto.

Grazie alle detrazioni fiscali e al fatto che i prezzi sono scesi considerevolmente, installare sul tetto di casa un piccolo impianto fotovoltaico è ancora una buona idea anche dal punto di vista economico, oltre che per dare il proprio contributo alla decarbonizzazione necessaria per rallentare il cambiamento climatico. I tempi di rientro dell’investimento in Italia adesso vanno dai 7 ai 10 anni a seconda di alcune variabili considerate. Una volta ripagata la spesa si ha un risparmio netto interessante, che per un utente con consumi pari a 4.000 kWh all’anno può essere di oltre 700 euro l’anno e per uno con consumi più bassi, 2.700 kWh/anno, si aggira intorno ai 450-500 euro l’anno.

Se si decide di procedere all’installazione ci sono però diverse cose da sapere. Innanzitutto bisogna scegliere l’impianto giusto per i propri consumi.

Iniziamo dalla taglia. Ai tempi del conto energia, quando tutta la produzione dell’impianto era incentivata, con tariffe diverse a seconda della taglia, per gli utenti domestici si installavano di solito impianti da 3 kWp, la soglia massima dello scaglione di potenza incentivato più generosamente.

Ora non è più così: la scelta più conveniente è dimensionare l’impianto su misura dei propri consumi. Conviene, infatti, che l’impianto non produca più energia di quella consumata, perché l’eccedenza immessa in rete verrebbe sì retribuita, ma a valori inferiori di quelli pagati per i kWh prodotti fino al raggiungimento dei consumi.

Dato che l’impianto va “cucito su misura” dell’utente, a parità di consumi basterà un impianto più piccolo e dunque meno costoso per chi vive dove c’è più sole. Ad esempio, una famiglia che consumi 4.000 kWh/anno, se vive al Sud dovrebbe optare per un impianto da circa 2,75 kWp, mentre la stessa utenza al Nord dovrebbe preferire un impianto da 3,5 kWp.

Nello stimare la produzione dell’impianto, oltre che della latitudine e della radiazione solare disponibile il progettista terrà conto di altri fattori. Ad esempio bisogna vedere se il vostro tetto è esposto perfettamente a Sud e se permette di installare i moduli con la giusta inclinazione. Uno scostamento di 90° a Est o Ovest causa una riduzione del 15% della produzione su base annuale. Alle nostre latitudini, moduli inclinati oltre i 30° producono meno di quelli inclinati meno di 30°: più i moduli sono inclinati e meno producono. Moduli inclinati a 90°, quindi verticali, perdono il 30% rispetto alla condizione ottimale.

Spesso si dimensiona l’impianto in modo da coprire anche consumi elettrici previsti per il futuro, ad esempio l’installazione di condizionatori o di piastre ad induzione per la cottura.

Come si vede dalle simulazioni economiche sopra, la convenienza del FV è più alta per chi consuma più elettricità. Per questo una buona idea può essere abbinare al fotovoltaico l’installazione di pompe di calore elettriche. Questa applicazione molto efficiente, che dà sia raffrescamento che calore, sposta i consumi per il riscaldamento dalla bolletta del gas a quella elettrica, con grande convenienza per chi l’elettricità se la produce in proprio con il solare

Altro fattore che aumenta la convenienza del fotovoltaico è la massimizzazione dell’autoconsumo, cioè il fatto di riuscire ad utilizzare direttamente, senza farla passare per la rete, quanta più possibile dell’energia prodotta dall’impianto.

L’energia usata direttamente, infatti, sostituisce quella prelevata dalla rete ed è conveniente perché su questa non si pagano oneri di rete e di sistema, tasse e costi di dispacciamento e commercializzazione. Queste voci pesano per quasi il 60% del prezzo del kWh che si compra dalla rete. È molto più conveniente dunque usare sul momento tutta l’energia prodotta dal solare, anziché immetterla in rete, visto che non consumiamo abbastanza di giorno, e poi dover acquistare altra elettricità dalla rete alla sera. Ciò nonostante il meccanismo dello Scambio su posto, che funziona come una sorta di batteria virtuale, rimborsi una parte degli oneri, di cui sopra, quando paga l’energia non consumata direttamente e che viene immessa in rete.

L’autoconsumo tipico di una famiglia italiana è dell’ordine del 20-30%. Ma si può aumentare questa quota, e dunque risparmiare di più grazie al FV, spostando nelle ore di sole tutti quei consumi elettrici ‘gestibili’, come lavastoviglie, lavatrici e asciugatrici. Esistono anche dei sistemi di domotica capaci di coordinare i carichi con la produzione dell’impianto FV.

Altra soluzione per usare l’energia del FV senza farla passare per la rete è dotarsi di batterie per accumularla. Attualmente i costi stanno scendendoe ciò consente di rientrare dell’investimento in tempi accettabili.

Ci si attendono nei prossimi anni significative riduzioni dei costi dei sistemi di accumulo: ad esempio Deutsche Bank prevede che il costo aggiuntivo per dotare di storage un impianto fotovoltaico in 5 anni calerà di 7 volte. Per questo una buona idea può essere installare già ora sul nuovo impianto FV un inverter con predisposizione per utilizzo con storage. In questo modo si sarà già pronti all’installazione delle batterie quando costeranno un po’ meno, e senza dover cambiare l’inverter.

Fonte: Qualenergia

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Renzo Zanetti

Fondatore e legale rappresentante di IoRisparmioEnergia.com, il primo e-commerce in Italia interamente dedicato al risparmio energetico.