Fotovoltaico, frode da 37 milioni: 3 arresti. “Pannelli cinesi spacciati per europei”

Al centro dell’inchiesta della procura di Milano sta l’azienda russo-svizzera Avelar. In manette sono finiti il presidente Igor Akhmerov e due dirigenti della società: le accuse sono associazione a delinquere finalizzata all’indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato e falso ideologico in atto pubblico. Secondo i magistrati, le società del gruppo hanno spacciato pannelli cinesi per europei e falsificato le date di fine lavori degli impianti per ottenere maggiori finanziamenti dallo Stato

pannelli-solariTrentasette milioni di euro incassati indebitamente dalle tasche dello Stato. Con questa accusa sono stati arrestati tre dirigenti del gruppo Avelar, colosso russo-svizzero dell’energia che si è lanciato del business del fotovoltaico italiano. Pannelli cinesi spacciati per europei e carte false sulle date di fine lavori: secondo la procura di Milano, sono questi gli espedienti che le società del gruppo hanno usato per beneficiare indebitamente dei milionari incentivi all’energia solare. E mentre il denaro pubblico volava oltre confine, in Italia non restavano che le macerie, con quattro aziende fallite, dal Veneto alla Puglia, centinaia di lavoratori e decine di aziende fornitrici in difficoltà. ”Avelar non intende commentare le notizie riportate oggi dalla stampa” questa la risposta del gruppo.

Per comprendere la natura dei fatti contestati, è necessario tornare al 2008, quando Akhmerov e soci sono sbarcati in Italia. Quello che faceva gola ai signori era il business dell’energia solare italiana. Grazie alle loro società, in Puglia e Basilicata sono stati costruiti decine di impianti fotovoltaici che hanno fruttato incentivi da milioni di euro alle aziende del gruppo. Ma almeno 37 di questi milioni, secondo la magistratura, sono stati percepiti indebitamente. L’inchiesta coordinata dal pm Maurizio Ascione, ha ricostruito gli espedienti messi in atto, tra il 2011 e il 2013, per frodare il Gse, Gestore servizi energetici, l’ente che eroga gli incentivi per le energie rinnovabili.

La prima mossa è stata cambiare il passaporto dei pannelli solari. Infatti, alle strutture in silicio prodotte nell’Unione europea spettano incentivi maggiori rispetto a quelle provenienti da fuori continente. Le società del gruppo, secondo la procura, hanno comprato pannelli cinesi a basso prezzo per poi spacciarli per europei, inventando un passaggio mai avvenuto attraverso una società polacca.

Ad essere falsificata, secondo gli inquirenti, non è stata solo la provenienza del materiale, ma anche la data di fine lavori degli impianti fotovoltaici. Le società di Avelar, stando all’accusa, dichiaravano di avere finito i lavori quando in realtà l’impianto non era ancora attivo, in modo da beneficiare di un conto energia più remunerativo.

Così, gli impianti fotovoltaici costruiti dalle società di Avelar hanno continuato a macinare incentivi, mentre le aziende che li avevano costruiti sono fallite una dopo l’altra. Prima Kerself (che nel frattempo aveva cambiato il nome in Aiòn Renewables), poi Ecoware ed Helios, infine Saem. A farne le spese sono state le centinaia di lavoratori in cassa integrazione e decine di aziende fornitrici a rischio chiusura per i mancati pagamenti: basti pensare che solo la capofila nel gruppo Aiòn contava 500 lavoratori e 245 milioni di debiti verso altre imprese locali.

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Renzo Zanetti

Fondatore e legale rappresentante di IoRisparmioEnergia.com, il primo e-commerce in Italia interamente dedicato al risparmio energetico.

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